L’analisi del DNA nascosto nei mieli – Novità dalla ricerca

di Luca Fontanesi

La grande diversità dei mieli è una ricchezza per il mercato ma complica la verifica della loro autenticità. Le informazioni genetiche presenti nel miele sono una “firma genetica” del territorio, delle piante, delle api e dell’ambiente da cui proviene: la loro analisi potrebbe aiutare il settore a contrastare le frodi

Quando si parla di miele si tende a parlare al singolare, “il miele”, ma bisognerebbe più appropriatamente parlare al plurale: infatti esistono diversi mieli, che si differenziano sulla base dell’origine botanica e geografica.

Inoltre, la variabilità stagionale e climatica da cui dipendono le fonti zuccherine naturali utilizzate dalle api per produrre il miele uniscono altri elementi che differenziano i mieli.

In aggiunta, altre pratiche commerciali e la miscela di vari mieli aumentano i livelli di diversità e di differenziazione tra essi. Se da un punto di vista questa diversità del prodotto rappresenta un elemento di forza nel posizionamento di questo alimento, da un altro punto di vista è un elemento di estrema debolezza.

Mi riferisco agli aspetti analitici per il controllo dell’autenticità dei mieli, che, per definizione, non essendo dei prodotti standard, necessitano di considerare nelle varie analisi un certo livello di variabilità dei parametri non sempre semplice da definire.

Dietro a questo prodotto, quindi solo apparentemente semplice, si nasconde una filiera complessa e un mercato internazionale in cui le frodi e le sofisticazioni
rappresentano un problema sempre più rilevante.

L’aggiunta di sciroppi zuccherini, le false dichiarazioni di origine botanica o geografica e le miscelazioni non dichiarate sono pratiche che danneggiano gli
apicoltori onesti e mettono in difficoltà i sistemi di controllo, che devono comunque tenere in considerazione anche la variabilità naturale, insita negli stessi mieli autentici.

Il miele contiene tracce di DNA provenienti dalle piante visitate dalle api, insieme a tracce di DNA che derivano dalle api stesse, dagli insetti produttori di melata, dai microrganismi e da molti altri organismi presenti nell’ambiente.

Questo insieme di informazioni genetiche costituisce un vero e proprio “archivio biologico” che può essere utilizzato per ricostruire la storia del miele e verificarne autenticità e origine.

Una filiera complessa, l’aggiunta di sciroppi zuccherini, le false dichiarazioni di origine botanica o geografica e le miscelazioni non dichiarate sono pratiche che danneggiano gli apicoltori onesti e mettono in difficoltà i sistemi di controllo,
che devono comunque tenere in considerazione anche la variabilità naturale, insita negli stessi mieli autentici.

Articolo presente sul n.7-2026.

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