
Dopo 9 stagioni di monitoraggio, le domande continuano a essere più numerose delle risposte ma le poche risposte che ci siamo dati quasi mai, purtroppo, ci sono piaciute
Apisticamente interessante ma non eccezionale.
Possiamo definirla così la stagione 2025 in Piemonte. Le api non hanno mai affrontato la fame, se non in casi isolati e per brevi periodi, ma gli eventi
meteo-climatici hanno fatto sì che non dappertutto si producesse miele in quantità e qualità.
Pioggia e grandine sono state infatti variabili incisive anche nel 2025 (dopo un 2024 da dimenticare), soprattutto a maggio e a giugno.
La cospicua e regolare presenza di acqua nell’ambiente ha però contribuito a rivitalizzare piante e fioriture, anche laddove (come nel Sud Piemonte) in questi
anni le conseguenze della siccità avevano lasciato ben poche speranze di rivedere in tempi brevi il recupero della vitalità ambientale.
L’ambiente piemontese si è invece rivelato sorprendentemente resiliente: nell’arco di poco più di 12 mesi la rete associativa di monitoraggio delle temperature del suolo è tornata a registrare indici di termoregolazione positivi in tutte le stazioni, anche in quelle che sembravano più compromesse.
I suoli piemontesi sono tornati ad essere ambienti vitali e adatti a sostenere
la produzione di flussi di nettare e polline; le api, di conseguenza hanno presentato, per tutto il periodo, uno stato di salute nettamente migliore rispetto alle stagioni precedenti.
Un ambiente più umido si è però rivelato favorevole, come era già accaduto nel 2024, anche alla circolazione dei pesticidi. Il pan d’api “ricco” di residualità campionato nelle stagioni 2024-2025, molto più contaminato rispetto alle siccitose stagioni precedenti, è un dato preoccupante.
L’anno scorso (l’apis n. 2-2025) avevamo constatato che la contaminazione può dipendere in modo proporzionale dalle condizioni meteo-climatiche e, in particolare, dalle precipitazioni registrate nel periodo attivo degli alveari.
Nel 2025 ci siamo invece rovinati il sonno con altre questioni: se le stagioni di maggiore abbondanza sono al contempo le stagioni di maggiore afflusso di contaminanti negli alveari cosa deve fare l’apicoltore per dormire tranquillo, sperare in stagioni scarse e siccitose? Preferiamo non provare a rispondere…
Articolo presente sul n.6-2026.
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