
Le api si sostengono curando il sottosuolo, qualsiasi discorso sulla salute e sulla tutela degli impollinatori che non tenga in considerazione il fattore sottosuolo è un discorso incompleto
Che cos’hanno in comune tartufi, funghi porcini, miele e latte? Sì, certo, i gusti di molti di noi, se non di tutti; ma c’è un altro legame, letteralmente sotterraneo, che accomuna queste delizie: nessuno di questi prodotti arriverebbe alle nostre tavole se in natura non esistessero, o cessassero di esistere, le micorrize.
E cosa sono le micorrize?
Sono associazioni simbiontiche tra i funghi e l’apparato radicale delle piante. Queste simbiosi sono mutualistiche, ovvero ne traggono vantaggio sia i funghi sia le piante.
Il fungo, infatti, non deve competere o escogitare particolari soluzioni evolutive per trovare fonti di carbonio (molto scarse nel sottosuolo), che gli vengono fornite dalla pianta sotto forma di zuccheri derivati dalla fotosintesi.
La pianta, a sua volta, riceve dal fungo un maggiore apporto di azoto, fosforo, vita-
mine e acqua. Le micorrize, infatti, possono crescere massicciamente nel suolo allontanandosi dalle radici e andando così ad assorbire anche a notevole distan-
za acqua e nutrienti. Rappresentano in qualche modo una estensione dell’apparato radicale delle piante.
Si è osservato che le radici di piante micorrizate sono più longeve di quelle senza micorrize e che le piante stesse sono più resistenti ad agenti patogeni e più tolleranti a tossine, a variazioni di pH e di temperatura.
In altre parole le micorrize sono uno di quei casi, in natura, dove 1+1 fa 35. Oltre a moltiplicare in modo esponenziale le capacità, le potenzialità e l’efficienza di funghi e piante rispettivamente, offrono un articolato ventaglio di servizi ai quali attinge l’intera catena alimentare.
Le micorrize offrono innanzitutto cibo, lo fanno in mille modi, alcuni dei quali sorprendenti, e, ovviamente, lo fanno per interesse. Vediamo come, con alcuni esempi.
Articolo presente sul n.2-2026.
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