Nutrizione a depressione – Tecnica apistica

di Livio Colombari, Pietro Cassani ed Enrico Zampolli

Quando il flusso si ferma ma l’azienda non può fermare le api

Negli ultimi anni il modo di nutrire gli alveari è cambiato profondamente. Non è cambiato solo il tipo di alimento utilizzato ma anche la logistica, gli strumenti, i volumi somministrati e, soprattutto, il significato stesso della nutrizione.

Per anni molti apicoltori hanno lavorato senza avere sempre il nutritore montato sugli alveari. Poi il nutritore è diventato indispensabile.

È arrivato il Baravalle, poi il Baravalle più capiente, quindi il nutritore a tasca, il doppio nutritore a tasca e, in alcune aziende, i nutritori superiori tipo Miller o altri sistemi integrati nel coprifavo.

Questa evoluzione non è casuale. Racconta un cambiamento reale: oggi la nutrizione non è più soltanto un intervento di stimolo, fatto per accompagnare una
ripresa o anticipare una ripartenza. Sempre più spesso è diventata nutrizione nel senso pieno del termine:

  • si nutre perché le api hanno fame;
  • si nutre perché il flusso si interrompe;
  • si nutre perché, in alcuni momenti dell’anno, famiglie anche forti rischiano di svuotarsi, ridurre drasticamente la covata o arrivare in condizioni non adeguate all’obiettivo produttivo successivo.

I raccolti si sono spostati nel tempo, accorciati, frammentati. A volte spariscono proprio nel momento in cui li aspettavamo. Altre volte arrivano improvvisi,
brevi, inaspettati.

Per questo l’apicoltore tende sempre più a voler mantenere gli alveari “in tiro”: popolosi, con covata presente e api giovani.

Lo zucchero non sostituisce il polline
Non esiste, a oggi, un alimento artificiale realmente paragonabile al polline naturale.

Possiamo utilizzare integratori o succedanei proteici capaci di apportare componenti utili, talvolta importanti. Ma il polline resta un alimento complesso, variabile, vivo nella sua diversità botanica.

Pollini diversi hanno caratteristiche diverse e una dieta pollinica varia contribuisce a fornire alle api gli aminoacidi essenziali, oltre a lipidi, vitamine, steroli e altri elementi fondamentali per l’allevamento della covata e la fisiologia della colonia.

Per questo la nutrizione zuccherina, anche se ben fatta, non può da sola “inventare” covata. Su questo argomento leggi La Posta dei Lettori di Samuele Colotta, l’apis n. 7-2026

La nutrizione a depressione
Questo tipo di nutrizione simula un flusso nettarifero leggero e continuo. Non sostituisce la natura né il polline e non corregge una situazione sanitaria compromessa. Può però aiutare molto quando il nettare si blocca, il polline continua a entrare almeno in minima parte e l’obiettivo dell’azienda è non perdere il ritmo
biologico della famiglia. Lo scopo è quello di dare continuità dove l’ambiente
la interrompe.

Avevo già scritto sulla nutrizione a depressione in un precedente articolo di l’apis, parlando dell’utilizzo di secchi da miele da 20-25 litri riempiti con sciroppo, forati sul coperchio e capovolti sui coprifavi.

In quel caso avevo impiegato questo sistema per sostenere sciami e nuclei formati in luglio, in un momento dell’anno notoriamente difficile: caldo elevato, nettare
quasi assente e disponibilità di polline ridotta.

La nutrizione a depressione non nasce però da quell’esperienza e non è certo una mia invenzione. In Italia esistono già pratiche riconducibili allo stesso principio: piccoli contenitori commerciali, sistemi artigianali e anche secchielli. Ciò che ho cercato di fare è stato riprendere questo principio con un approccio più mirato, ragionando su volumi, durata del flusso, numero e diametro dei fori, logistica aziendale, risposta delle famiglie e obiettivi produttivi.

Articolo presente sul n.8-2026.

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