
Il nodo dell’Omnibus
A prima vista sembra una delle solite questioni tecnico-burocratiche da addetti ai lavori, di quelle da lasciare a chi frequenta le stanze di Bruxelles.
Ma se alziamo lo sguardo dagli alveari e osserviamo i campi, i frutteti e i prati attorno ai nostri apiari, capiamo subito che il pacchetto europeo “Food & Feed
Safety Omnibus” riguarda da vicino tutti noi.
Presentata dalla Commissione europea come un’operazione di semplificazione procedurale per rendere più efficiente la sicurezza alimentare, la proposta tocca punti delicatissimi relativi all’autorizzazione e alla revisione sull’uso delle sostanze attive in agricoltura. E per chi vive d’api e sul territorio, quando si parla di pesticidi
e tempi di valutazione, la soglia d’attenzione deve restare altissima.
Proviamo a fare il punto, passo dopo passo, su cosa c’è in gioco e perché non possiamo permetterci di restare a guardare.
Semplificare non significa abbassare le garanzie
L’obiettivo dichiarato a livello europeo è snellire la macchina amministrativa. Il rischio rilevato da molte organizzazioni scientifiche, ambientaliste e del settore
agricolo è che, con il pretesto della semplificazione, si finisca per indebolire i meccanismi di tutela.
- Valutazioni e rinnovi: il pacchetto Omnibus propone modifiche su modi e tempi con cui i pesticidi vengono valutati ed eventualmente rimossi dal commercio.
- Meno tempestività: cambiare questi ingranaggi rischia di rendere più difficile un intervento rapido ed efficace quando nuove evidenze scientifiche segnalano
un rischio emergente per gli impollinatori o la salute pubblica.
Le api non leggono la Gazzetta Ufficiale
I confini amministrativi per l’attività delle api semplicemente non esistono. Un volo di foraggiamento copre chilometri di paesaggio agricolo ed è proprio nell’interazione quotidiana tra api e ambiente che la norma europea diventa realtà tangibile.
- Le regole sull’uso e sui residui dei pesticidi determinano la sopravvivenza degli alveari e la qualità di nettare, polline e acqua che le api vi importano.
- La produttività delle nostre aziende apistiche è direttamente legata alla salute e alla biodiversità dei territori che condividiamo con gli agricoltori locali.
La comunità scientifica alza la voce: «Fermiamoci a valutare»
La preoccupazione non è un preconcetto ideologico ma una richiesta rigorosa che arriva dal mondo scientifico.
Oltre 570 firme: nel settembre 2026, scienziati e scienziate – provenienti dal mondo della fisica, endocrinologia, agronomia -, medici ed esperti di sanità pubblica e tutela ambientale, guidati dalla professoressa Martina Vijver dell’Università di Leiden, hanno indirizzato una lettera accorata al Parlamento e al Consiglio europeo.
La richiesta è semplice e ragionevole: congelare l’iter politico per condurre prima una valutazione d’impatto indipendente e approfondita sugli effetti reali che queste modifiche avranno sulla salute pubblica, sull’ambiente e sulla tenuta dei controlli.
Articolo presente sul n.8-2026.
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